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Stavolta ci tocca.

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(Giampiero Muroni) - www.ventirighe.it

Stavolta ci tocca.

Sì, questa volta i Sassaresi voteranno all'ombra di un'indagine della Magistratura che ha “avvisato” il probabile candidato sindaco del centrosinistra, l'uscente e favoritissimo Ganau, per un reato (l'abuso d'ufficio, continuato e in combutta con altri) di cui si ignorano i contorni e i particolari. E con i tempi della Giustizia italiana sarà un'ombra che si proietterà per buona parte della prossima legislatura.

Ci tocca, e dovremo fare un qualche viso ad un gioco che non avremmo voluto giocare.
Ci sarebbe piaciuto di più confrontare le proposte e i programmi dei candidati, valutare le loro idee sullo sviluppo della nostra città, giudicare le opere realizzate e i loro costi (in termini di vivibilità e di benefici apportati), sfidarli addirittura sui temi che ci stanno più a cuore: la trasparenza, l'innovazione, la responsabilità, i diritti delle persone.

E invece pare che l'ombra del sospetto sulla legalità delle azioni passate (quali, poi? e di chi?) sarà il leit-motiv della prossima campagna elettorale. Prepariamoci alla prevalenza del sospetto sul contraddittorio, del sussurro sul dibattito, dell'allusione sull'informazione.

Sul tema gli elementi di fatto latitano (absit iniuria verbis): un sindaco e due consiglieri comunali (l'uno già promosso ad onorevole e l'altro ancora no) indagati insieme ad un funzionario di Palazzo Ducale. Già dal cast si rivela l'ambiguità della trama: se i PM indagassero sul PUC, come da più parti si dice, che c'azzecca il coinvolgimento di un funzionario che s'occupa di licenze commerciali? E se invece il bubbone stesse nella mancata via libera ad un insediamento commerciale di periferia (ne mancassero!), che cosa vogliono i magistrati dai due consiglieri?

A impapocchiare ulteriormente il canovaccio – di per sé stramato – concorrono la presenza di un conflitto di interessi palese (quello della capogruppo PD) invocato al momento dell'approvazione finale del PUC nel Luglio 2009 ed estraneo però all'indagine in corso, e la lettera di un Corvo, che un anno prima ottenne l'inedito effetto di una secretazione del dibattito consiliare ad opera della Presidente del Consiglio Comunale, cui seguì una lesta incursione degli offesissimi Sindaco e assessore competente su per i corridoi della Procura a querelare l'anonimo diffamatore.

Pochi dati e confusi, insomma. Epperò quando un Sindaco viene coinvolto in un'indagine che riguarda – a quanto pare – la più importante attività svolta dalla sua amministrazione, la pianificazione del territorio, quella per la quale ci si ripresenta a richiedere una conferma ai cittadini, un surplus di chiarezza forse è legittimo pretenderlo.

E allora iniziamo a dirci che un avviso di garanzia non toglie a nessuno un grammo di legittimità a candidarsi alla carica di sindaco. Un'accusa, anche gravissima, non limita la dignità di chi la riceve perché non è neppure una frazione di giudizio; una cosa sono le indagini di un PM, altra le sentenze di un giudice. Lo so che nell'ordinamento italiano le toghe si confondono tra loro – e nella politica c'è chi tifa per il mantenimento dell'ambiguità – ma le funzioni di chi accusa e di chi condanna (o assolve) sono diverse: gli avvertiti lettori di Ventirighe lo sanno di sicuro, ma anche gli altri è bene che assimilino il concetto.

Per questo fa bene Ganau a sentirsi pienamente legittimato a ricandidarsi se lo vuole e se attorno a sé i partiti che lo sostengono sono d'accordo a ritenerlo il migliore rappresentante della loro politica.
Chi vi scrive, tempo fa, firmò una lettera aperta (“aperta” per modo di dire, perchè fu pubblicata solo da Ventirighe e dal blog di Paolo Maninchedda) rivolta all'allora presidente del Consiglio Regionale, che invitavo a dimettersi per difendersi dalle accuse che gli venivano rivolte. In quel caso però avevamo a che fare con un rinvio a giudizio di una persona che ricopriva una carica super partes; a qualcuno sfuggirà la sottigliezza – e pazienza – però, talvolta, è nei particolari che si annida la ragione di molte stravaganze. Anche allora le cose andarono come sappiamo: nessuno si dimise e il PD si costrinse a contorsioni invereconde nella scelta delle sue candidature alle Politiche e alle Regionali, senza che finora (è il caso di ricordarlo, anche a favore di chi ritiene che il “processo breve” sia solo un'esigenza di Berlusconi) Giacomo Spissu abbia avuto il modo di difendersi in un dibattimento dalle accuse che gli hanno sbarrato la strada a due candidature.

Detto questo, non è che a Sassari ultimamente non sia successo nulla.

È successo che un Sindaco viene indagato per una questione non di poco conto – non stiamo parlando dell'utilizzo di un bancomat a fini privati, come a Bologna, per intenderci. Stiamo parlando (molto probabilmente) dell'approvazione di un Piano che modificherà la fisionomia della città e darà (o negherà) un pacco di milioni di euro agli imprenditori che su quel Piano vivono e ai cittadini che da loro acquistano.

Questo è in discussione: la legalità della principale attività di questa legislatura da parte di tutti coloro che hanno concorso, da diverse posizioni e con diverso grado di responsabilità, a realizzare il programma di governo (o di opposizione) per cui sono stati votati.

Di fronte a tutti loro, credo che abbiamo titolo a chiedere che alla vigilia delle elezioni siano ben chiari nel dire ai loro potenziali elettori – ossia a tutta la cittadinanza – se l'attività amministrativa di cui sono stati partecipi sia stata condotta nei canoni di un rigoroso rispetto delle norme e di questo si assumano piena responsabilità di fronte all'elettorato.

Nei mesi scorsi, proprio in merito alle determinazioni del PUC, l'associazione LibertAria Sassari Viva ha avanzato più di una critica sulle scelte adottate: dalla validità delle scelte di saturazione con nuove abitazioni degli spazi lasciati liberi dallo sviluppo urbanistico, alle individuazioni di nuove connessioni stradali tra quartieri che non ritenevamo ne avrebbero guadagnato. Tutto, ovviamente, sempre riconducibile al “merito” delle questioni, dato che la legittimità delle opzioni in gioco è sempre stata data per scontata.

Di fonte a un'accusa di tradimento delle “regole del gioco” però il discorso cambia: se l'ipotesi su cui lavora la Procura è quella per cui gli assetti della città futura sarebbero stati frutto di pastrocchi interni al Consiglio, che assenzienti e dissenzienti (e assenteisti d'occasione) avrebbero di comune accordo concorso a determinare, allora l'atteggiamento delle forze politiche locali non può limitarsi ad una scrollata di spalle.

Se qualcuno vuol vestire la veste candida del prossimo rappresentante del popolo (o della frazione di popolo di cui è esponente) si faccia punto d'onore il presentarsi alle prossime Amministrative dichiarando di aver agito (e di aver sempre visto agire) con il massimo rispetto delle norme e della legge.

La nostra associazione non si iscrive al novero di chi crede nell'onestà del Primo Cittadino e degli altri indagati “a prescindere”: noi “contiamo” sul fatto che l'attività amministrativa della Giunta e del Consiglio sia sempre stata limpida.

E siccome sappiamo “far di conto” saremo tra quegli elettori che alle prossime Amministrative tireremo le somme sul detto e sul fatto di questa legislatura, ben consci che un'accusa non è una condanna, ma anche del fatto che non avremo alcun ordine di scuderia da rispettare a dispetto della realtà dei fatti che avremo di fronte.




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